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IL MESE

   


ADDIO AL 2001
di Giuseppe Trabace
Il 2001 è passato e pochi con la testa sul collo lo rimpiangeranno più di tanto. I fatti sono tanti. Limitiamoci a qualche flash.
Una premessa è utile. L’alta tecnologia di cui si avvalgono i mass media produce l’effetto che spesso in tempo reale tutti siamo informati di quanto di bello e di drammatico succede nel mondo. Tutto questo coinvolge emotivamente l’utente ma comporta duri prezzi per molti degli operatori dell’informazione. Anche il 2001 ci ha dato esempi di quanti giornalisti, fotografi, cameramen sono stati sacrificati sull’altare della notizia o dello scoop. Un esempio tra i tanti, la barbara uccisione nel novembre 2001 dell’inviata del "Corriere della Sera" Maria Grazia Cutuli, trucidata in Afghanistan dai Talebani in fuga sotto l’incalzare dell’offensiva armata delle truppe statunitensi.
Tornando al 2001 gli aspetti positivi di quest’anno in Italia e nel mondo sono pochi e a volte stentano a farsi riconoscere. Un attimo di speranza la troviamo nei progressi della scienza in materia di ricerca sul cancro anche se, oltre ad un maqgiore impegno degli Stati sui finanziamenti, sarà essenziale, per scacciare dolorose illusioni, la puntuale verifica su quante vite umane saranno risparmiate negli anni a venire. Conforta che nel 2001 nel nostro paese un qualificato rapporto dell’Associazione italiana del Registro tumori ci informa che a 5 anni dalla diagnosi di cancro la sopravvivenza è intorno al 40% per gli uomini e a poco meno del 60% per le donne.
Una ventata di novità pare giungere dall’Europa. Gli Stati avanzano con sicurezza sulla strada dell’unificazione economica. Col 2002 è stato tagliato il traguardo dell’Euro. La volata delle nazioni in gara è stata lunga e combattuta, qualcuno si è sfilato, ma la speranza dei cittadini di Europa è di uno sviluppo effettivo che porti stabilità economica e progresso sociale. Altro traguardo dell’Europa è l’unificazione politica. Un faticoso cammino, irto di ostacoli e diffidenze, che è proseguito nel 2001 con risultati forse non esaltanti ma complessivamente positivi. Senza indulgere a partigianerie va constatato che, pur con errori tattici ed incertezze, il Governo di centro destra del nostro paese, insediatosi a metà del 2001, ha fatto sentire, dopo anni di pigra acquiescenza ai diktat di Germania e Francia, la sua voce nell’agone europeo tentando finalmente di far valere su quel tavolo le nostre specificità.
Nell’anno trascorso sono riemersi fenomeni di rivolta sociale in Italia e in molte altre parti della terra. Tanti giovani avvertono, ora con rabbia ora con cupa rassegnazione, quel fenomeno della globalizzazione che potrebbe assumere in concreto aspetti negativi ove le nazioni più ricche si rinchiudessero in una torre d’avorio e non dessero l’indispensabile rilievo a fenomeni sociali quali la disoccupazione mondiale, la lotta contro la fame e il flagello dell’Aids nei paesi più poveri. Focolai di ribellione, alimentati dagli immancabili professionisti della violenza urbana, sono spuntati in occasione di consessi internazionali ed i fatti di Genova del luglio 2001 ne sono un emblematico esempio. La vita di un giovane di soli vent’anni è stata sacrificata in un contesto di duro scontro tra forze dell’ordine e manifestanti. Ci stiamo avviando sulla brutta strada degli anni di piombo del terrorismo?
Il 2001 è stato forse, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, l’anno più duro sul piano della recrudescenza delle guerre locali. Il medio oriente è ormai una polveriera. Drammatica la crisi dei rapporti tra il popolo di Israele ed i palestinesi. Già dai primi mesi del 2001 attentati sanguinosi da parte di frange estremiste del popolo palestinese contro i cittadini di Israele ha provocato pesanti azioni di rappresaglia dell’esercito. Le continue stragi, la chiusura verso ogni seria trattativa di pace del Governo conservatore di Israele di Sharon, la sottovalutazione dei pesanti rischi per la pace da parte del presidente Busch, hanno infiammato il mondo islamico e si sono messe in moto centrali fanatiche del terrorismo. In nome di Allah, sotto la regia dello sceicco miliardario Osama bin Laden, l’11 settembre di quest’anno infausto è stato perpetrato il più grave attentato della storia moderna. Due aerei di linea sono stati dirottati da Kamikaze arabi e scagliati da quei folli piloti contro le torri gemelle di New York e contro il Pentagono a Washington. Come in un incubo doloroso rivediamo ancora le immagini spietate che la TV ci ha mandato: l’incendio pauroso che provoca il crollo di quelle immense costruzioni, le persone che terrorizzate dal fuoco si gettano nel vuoto, i soccorritori a loro volta travolti dalle macerie. Il bilancio di circa 6000 vittime e di tanti feriti porta ad azioni durissime di guerra degli Stati Uniti contro il Governo talebano dell’Afghanistan che dà rifugio e coperture ai capi del terrorismo distruttore. L’Europa non può stare a guardare ed interviene senza indugi a fianco di quella nazione più potente della terra che è stata ferita gravemente ma non vinta. Il Governo italiano gioca un ruolo, almeno nella prima fase, secondario forse per timore delle reazioni degli immancabili pacifisti nostrani. Nel mese di novembre Berlusconi, a fronte di studiati atti di emarginazione del nostro paese da parte delle nazioni europee di maggior prestigio, assume posizioni più decise ed i primi contingenti militari vengono mobilitati.
L’anno si chiude con i bombardamenti a tappeto degli aerei statunitensi su quel martoriato territorio e con azioni di terra che costringono alla fuga, fino all’abbandono della capitale Kabul, dei Talebani. Continua la caccia ad Osama bin Laden che persiste nel predicare la distruzione degli Stati Uniti. La guerra pare volgere a favore degli Stati Uniti ma, come spesso avviene, si profila in ogni caso una vittoria amara. Quante vittime civili pagano senza colpe per gli effetti di questa guerra ? Quanta fame, quanta povertà per un Afghanistan già afflitto da gravissimi problemi economici? La reazione bellica alle infamie dei terroristi era passaggio inevitabile ma occorre che le potenze della terra tengano i nervi saldi e non si facciano travolgere da logiche che vedano nella distruzione totale la soluzione di tutti i problemi. La violenza indiscriminata non può portare che all’escalation della violenza stessa, ad una guerra infinita con il rischio di sfociare nel baratro di un futuro terzo conflitto mondiale.
Un anno durissimo è trascorso. Speriamo che nel 2002 si aprano spiragli di pace per l’umanità.


 Addio al 2001

 Giustizia in panne

 Progetto del comune




















































































































































































GIUSTIZIA, E LA BUFERA CONTINUA…
di Giuseppe Trabace
Ci risiamo. Sabato 12 gennaio in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario le relazioni di quasi tutti i procuratori generali si sono caratterizzate per un attacco al Governo in carica, reo, a loro giudizio, di pesanti interferenze sulla libera ed indipendente attività di P.M. e giudici. Oltre 500 di essi, su circa 8000 in servizio, hanno indossato le toghe nere in segno di protesta. C’erano tutte le premesse per lo scontro ed a poco è servita la relazione illustrata il giorno precedente 11 gennaio dal Procuratore generale della Cassazione Favara davanti al capo dello Stato,, al presidente del Consiglio ed al ministro della Giustizia.
Quella relazione aveva affrontato senza complimenti i nodi irrisolti della giustizia. Il Procuratore Favara aveva evidenziato il dato che nel primo semestre 2001 in Italia sono rimasti impuniti 1.221.051 delitti commessi da ignoti. Un segnale, secondo le parole di questo magistrato, che " la giustizia in Italia è ancora troppo lenta, troppo macchinosa, troppo lontana dalle aspettative di chi ad essa chiede regolazione certa delle controversie e sicurezza nella vita di tutti i giorni." Sul tema spinoso e delicato della riforma sulla separazione delle funzioni tra giudici e P.M. Favara si era pronunciato favorevolmente, pur conoscendo le contestazioni delle associazioni rappresentative dei magistrati gelose della autonomia ed indipendenza dell’ordine giudiziario in particolare dal Governo di centro destra in carica da pochi mesi. La conclusione della relazione andava nella direzione di un invito a magistrati ed avvocati a "comportamenti responsabili" e quindi ad una collaborazione nell’interesse dei cittadini.
Molto differenti le posizioni dei responsabili delle procure locali. Ancora più esplicita la relazione del Procuratore generale di Milano Borrelli, capo negli anni 90 del pool detto "mani pulite". Un gruppo di p.m. cui va riconosciuto il merito di aver dato un grosso scossone alla così detta Italia delle tangenti ma che per molti ha mostrato la corda per un certo disinvolto modo di procedere senza andare troppo per il sottile sui diritti e le garanzie dei cittadini inquisiti. Borrelli, uomo di indiscussa cultura giuridica, ha chiuso, almeno per ora, il dialogo con il Governo in carica. Questo magistrato ha detto ai suoi colleghi di "resistere come su una irrinunciabile linea del Piave" contro gli interventi del Governo di sabotaggio di processi, riferendosi chiaramente a quello detto SME-ARIOSTO, che vede tra gli imputati il Presidente del Consiglio Berlusconi. Attacchi a coloro che demonizzano i magistrati scomodi e contro chi ha tolto la scorta ai P.M. che indagano sul capo del Governo e via di questo passo. Nella visione di Borrelli sussiste il rischio di "un naufragio della coscienza civica".
La cronaca di queste due giornate ci dice che nel paese si scontrano due diversi modi di intendere la giustizia. Non c’è dubbio che l’attuale Governo in questi pochi mesi ha commesso errori e mostrato inadeguatezze in un campo minato qual’è quello della giustizia ma oggettivamente le insufficienze di quest’ultima risalgono a decenni precedenti. Va posto in ogni caso riparo a questa situazione e necessita, in prima battuta, riattivare il dialogo anche con le associazioni di magistrati più critiche. Un’altra risposta efficace potrebbe venire dalle imminenti riforme del sistema giudiziario nelle quali, oltre il Governo, potrà giocare un ruolo essenziale un Parlamento non fazioso ma responsabile. In caso contrario si andrebbe ad uno squilibrio tra i diversi poteri dello Stato con il rischio di una crisi da cui potrebbe non esservi ritorno per un paese democratico. In tale evenienza i prezzi sarebbero a carico dei cittadini. Un popolo che vuole, al di là di ogni estremismo, una giustizia che funzioni bene e senza intoppi. Questo oggi, come autorevolmente affermato dal Procuratore Favara, non avviene ed è prerogativa di chi governa e di chi legifera per mandato del consenso popolare di sciogliere i nodi di questa intricata situazione Ai magistrati il compito di indagare o giudicare con maggiore efficienza ed equità, senza indulgere a parzialità.


Novembre: per ricordare
Un nuovo progetto del Comune
CIMITERI COME MUSEI
di Lea Mina Ralli
La famosa Estate di San Martino anche quest'anno ha reso miti le prime giornate di novembre e coloro che per consuetudine vanno al Verano - il cimitero monumentale di Roma - per commemorare i propri defunti, hanno avuto modo di conoscere una iniziativa comunale che già esiste in altre città italiane. Infatti nelle prime quattro mattinate del mese il  Comune di Roma ha  organizzate delle passeggiate guidate da esperte hostess, all'interno del Cimitero  Monumentale del Verano. Queste passeggiate si sono svolte in quattro diversi percorsi che rientrano in un Progetto inteso a rivalutare i Camposanti con l'obiettivo di renderli punto di riferimento storico e culturale per riscoprirne gli aspetti sociali e artistici e per conoscere a fondo gli scultori che vi hanno lasciato delle opere stupende, da sempre fonte di ammirazione.

Per coloro che vi hanno partecipato è stato come visitare un Museo insolito e, grazie alle esaurienti spiegazioni delle guide ben preparate da appositi corsi, hanno appreso storie, leggende e curiosità legate a questo luogo e alle personalità che vi sono sepolte.

La storia romana vi si ritrova nei suoi svariati cambiamenti insieme alle  radici insolite o dimenticate di molti personaggi che invitano ad ulteriori approfondimenti. Questo era appunto l'intento del Programma che vuole risvegliare l'interesse verso i tanti bravissimi artisti che hanno profuso il loro ingegno su tutto il territorio che si è usi visitare con animo mesto solo nelle ricorrenze. Anche la visita alla basilica di San Lorenzo e alle Catacombe di Santa Ciriaca, sulle quali fu edificata la chiesa, hanno riscosso molto interesse da parte del numeroso pubblico formato da anziani, scolaresche e turisti.